7.3 Utopie editoriali e mercato digitale
0novembre 8, 2003 by Riccardo
Il diritto di uso esclusivo di un bene materiale di fatto si può esercitare solo confinando il bene in un luogo protetto, che eluda fisicamente altri fruitori. Ma la proprietà di una conoscenza non si può tutelare chiudendola in una stanza. Infatti, ciò non impedisce clonazioni, copiature o imitazioni perfezionate.
“Per impedire che si copi, che si imiti, o che di impari dal modello originario bisognerebbe mantenere la conoscenza totalmente segreta (rinunciando a trarre valore dalla sua diffusione), oppure estendere il controllo su tutte le possibili “stanze” del mondo.” [180]
Se è vero infine che tale modello prevede una trasformazione del diritto esclusivo garantito dal potere esterno ad esempio dello Stato in politica attiva, su tale mercato, il produttore di conoscenza può diffonderne gli usi, conservando tuttavia parte del vantaggio economico sotto forma di:
1) un differenziale di velocità nella produzione di nuova conoscenza e nello sfruttamento degli usi;
2) una padronanza del contesto superiore agli altri;
3) una rete di alleanze e cooperazioni che consenta di contrattare e controllare le modalità di uso della conoscenza.
In altre parole, solo la collaborazione attiva e cooperativa di diversi attori, fra cui anche l’utenza, può garantire l’affermazione di uno standard minimo. Più semplicemente ancora: solo una rete di relazioni di cui facciano parte realtà strutturalmente diverse può contribuire alla gestione di un patrimonio pubblico. In assenza di uno fra questi attori, sul piano della globalizzazione dei saperi, tale patrimonio non potrà dirsi completamente pubblico, e sarà costantemente minacciato da alternative frammentarie, a discapito di tutti gli attori, facenti o non facenti parte del modello cooperativo.
L’idea che si possa costringere il Web e Internet all’interno del quadro del diritto così come lo consociamo oggi, è come inibire sul nascere il principio per cui lo stesso WTO teoricamente si prodiga, ovvero l’abbattimento di ogni barriera, e la liberalizzazione del sapere. Sul quale, tuttavia, differentemente da quanto affermano le risoluzioni internazionali in materia, le Istituzioni hanno un ruolo fondamentale nel garantire l’esistenza e l’utilizzo di standard aperti; il privato a scopo di lucro quello di aggiornare i propri modelli di sviluppo; e l’utenza quella di ricavare da tali servizi non solo un prodotto, ma una nuova forma di sapere.
Sembrerà strano aver parlato sino ad ora di temi quali la produzione di conoscenza, la globalizzazione dei saperi, o di WTO, a compendio e conclusione dello sviluppo di un progetto online. Temi per altro facilmente riconducibili a slogan e pertanto in qualche modo depauperati delle proprie reali incidenze semantiche. E’ nostra convinzione tuttavia che senza una visione realistica, per quanto incompleta, dello strumento Web e delle sue ripercussioni culturali, qualsiasi progetto online mancherebbe i suoi obiettivi principali, riducendosi a colmare tale carenza con espedienti o tentativi senza prospettive reali. Senza tali presupposti, parafrasando quanto abbiamo scritto nell’introduzione l’euforia per i progressi della tecnica, ad esempio nel caso dell’invenzione dell’illuminazione, ci farebbe dimenticare che l’essenziale non è l’illuminazione ma quello che essa ci permettere di vedere meglio [181].
Nel caso di Biblionline, nel concreto, è possibile pensare a soluzioni di partenariato, di sponsorship, di volta in volta da parte di Università, fondazioni o aziende private; ma solo le singolarità di ciascuno degli attori possono eventualmente favorire lo sviluppo del progetto e in questo senso la condivisione con e dell’utenza dei vantaggi e dei rischi.
I vantaggi economici, sociali e culturali di un tale progetto possono essere essenzialmente transitori e non permanenti; a lungo termine e non a breve termine; ma potrebbero ad esempio favorire lo sviluppo di una editoria diversa da quella che conosciamo oggi. Un’editoria che si concentri non più o non tanto sulla difesa dei diritti acquisiti, ma investa su quel patrimonio di sapere che è già online e che aspetta una nuova editoria digitale per essere diffuso.
In altri termini Biblionline, essendo fondamentalmente un insieme di bibliografie di bibliografie (fonti terziarie); lavorando principalmente non tanto sui documenti originali (fonti primarie); e trattando quando possibile (dipendentemente dal diritto d’autore, dalla disponibilità, o dal formato) i documenti, sulla base della loro portabilità tecnica sul Web, permette in linea di principio di uniformare in un unico repository: video, documenti, articoli, libri, mp3, mpeg ecc.
Questo significa per un editore, ad esempio, poter valutare la reale capacità del mercato digitale inteso come insieme di documentazione digitale scelta e quindi selezionata dai sistemisti (utenti) e quindi con valore aggiunto, sulla base della quale poter sviluppare nuove strategie editoriali. Ad esempio la possibilità di collane a basso prezzo su un argomento, uno specifico settore, distribuibili online, in cui il valore aggiunto risulta essere la competenza editoriale pura, e il rapporto prezzo/costi la leva su cui ragionare per rinsaldare un alleanza essenzialemente perduta: quella fra autore ed editore (peer view). La migliore tutela, infatti, cui si può aspirare in futuro sulla produzione di contenuti non sarà più o non tanto una questione di esclusività, di processi, o se sarà anche quella, potrebbe venire affiancata, come di fatto già accade nel mondo del free software, da una tutela garantita dalle alleanze, dalla cooperazione e dalla condivisione di rischi e guadagni da parte degli attori che in diversa misura offrono una proprio contributo e in base al quale si sono trasformati nel tempo in consumatori critici ed esigenti.
[180] L’età del capitalismo cognitivo. Innovazione, proprietà e cooperazione delle moltitudini, BOUTANG, Yann Moulier (a cura di), Ombre Corte, Verona, 2002, p. 25;
[181] SIMMEL, Georg, Ventura e sventura della modernità. Antologia degli scritti sociologici, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, 192-193;
Category Senza categoria | Tags:
